Zenobia, Torino, Reale, 1757

 ATTO SECONDO
 
 SCENA PRIMA
 
 TIRIDATE e MITRANE
 
 TIRIDATE
390Ma s'io stesso la vidi,
 s'io stesso l'ascoltai. N'ho viva ancora
 l'idea sugli occhi; ancor la nota voce
 mi risuona sul cor. Zenobia è in vita;
 Mitrane, io non sognai.
 MITRANE
                                             Signor, gli amanti
395sognano ad occhi aperti. Anche il dolore
 confonde i sensi e la ragion. Si vede
 talor quel che non v'è; ciò ch'è presente
 non si vede talor. L'alma per uso
 l'idea che la diletta a sé dipinge;
400e ognun quel che desia facil si finge.
 TIRIDATE
 Ah seguita io l'avrei; ma quel vederla
 già risoluta a trapassarsi il petto
 gelar mi fe'.
 MITRANE
                         Pensa alla tua grandezza,
 o mio prence, per or. T'offron gli Armeni
405il voto soglio e chiedono in mercede
 di Radamisto il capo. Occupa il tempo,
 or che destra è fortuna. I suoi favori
 sai che durano istanti.
 TIRIDATE
                                           In ogni loco
 Radamisto si cerchi. Il traditore
410punir si dee. Né contro lui m'irrita
 già la mercé; bramo a Zenobia offesa
 offrire il reo.
 MITRANE
                           Dunque ancor speri?
 TIRIDATE
                                                                   Ad una
 leggiadra pastorella
 ne richiesi poc'anzi. Egle è il suo nome;
415questa è la sua capanna. Avrem da lei
 qualche lume miglior.
 MITRANE
                                           Ma che ti disse?
 TIRIDATE
 Nulla.
 MITRANE
               E tu speri?
 TIRIDATE
                                      Sì. Mi parve assai
 confusa alle richieste;
 mi guardava, arrossia, parlar volea,
420cominciava a spiegarsi e poi tacea.
 MITRANE
 Oh amanti! Oh quanto poco
 basta a farvi sperar!
 TIRIDATE
                                        Con Egle io voglio
 parlar di nuovo. A me l'appella.
 MITRANE
                                                           Il cenno
 pronto eseguisco. (Entra nella capanna)
 TIRIDATE
                                    Oh che crudel contrasto
425di speranze e timori,
 giusti numi, ho nel sen! Non v'è del mio
 stato peggior.
 MITRANE
                            La pastorella è altrove; (Tornando)
 solitario è l'albergo.
 TIRIDATE
                                       Infin che torni,
 l'attenderò. Vanne alle tende.
 MITRANE
                                                        È vana
430la cura tua. Quella sanguigna spoglia
 ch'io stesso rimirai...
 TIRIDATE
                                         Crudel Mitrane,
 io che ti feci mai? Deh la speranza
 non mi togliere almen.
 MITRANE
                                            Spesso la speme,
 principe, il sai, va con l'inganno insieme. (Parte)
 TIRIDATE
 
435   Non so se la speranza
 va con l'inganno unita;
 so che mantiene in vita
 qualche infelice almen.
 
    So che sognata ancora
440gli affanni altrui ristora
 la sola idea gradita
 del sospirato ben. (Entra nella capanna)
 
 SCENA II
 
 ZENOBIA ed EGLE
 
 ZENOBIA
 Vanne, cercalo, amica,
 guidalo a me. Conoscerai lo sposo
445a' segni ch'io ti diedi. In queste selve
 certamente ei dimora. Infin che torni,
 me asconderà la tua capanna. Io tremo
 d'incontrarmi di nuovo
 con Tiridate; il primo assalto insegna
450il secondo a fuggir.
 EGLE
                                     Degna di scusa
 veramente è chi l'ama. Io mai non vidi
 più amabili sembianze.
 ZENOBIA
                                              Ove il vedesti?
 EGLE
 Poc'anzi in lui m'avvenni. Ei, che a ciascuno
 di te chiede novelle,
455a me pur ne richiese.
 ZENOBIA
                                          E tu?
 EGLE
                                                       Rimasi
 stupida ad ammirarlo. I dolci sguardi,
 la favella gentil...
 ZENOBIA
                                  Questo io non chiedo,
 Egle, da te; non risvegliar con tante
 insidiose lodi
460la guerra nel mio cor. Dimmi se a lui
 scopristi la mia sorte.
 EGLE
                                          Il tuo divieto
 mi rammentai; nulla gli dissi.
 ZENOBIA
                                                         Or vanne,
 torna a me col mio sposo; e cauta osserva,
 se Tiridate incontri,
465la legge di tacer.
 EGLE
                                 Volendo ancora,
 tradirti non potrei;
 son muti a lui vicino i labbri miei.
 
    Ha negli occhi un tale incanto,
 che a quest'alma affatto è nuovo,
470che se accanto a lui mi trovo,
 non ardisco favellar.
 
    Ei dimanda, io non rispondo;
 m'arrossisco, mi confondo;
 parlar credo e poi m'avvedo
475che comincio a sospirar. (Parte)
 
 SCENA III
 
 ZENOBIA e TIRIDATE nella capanna
 
 ZENOBIA
 Povero cor, t'intendo; or che siam soli,
 la libertà vorresti
 di poterti lagnar. No, le querele
 effetto son di debolezza. Io temo
480più che l'altrui giudizio
 quel di me stessa; ed in segreto ancora
 m'arrossirei d'esser men forte. Ah voi
 che inspirate a quest'alma
 tanta virtù, non l'esponete, o numi,
485al secondo cimento. A farne prova
 basti un trionfo. A Tiridate innanzi
 mai più non mi guidate. E con qual fronte
 dirgli che d'altri io son? Contro il mio sposo
 temerei d'irritarlo; il suo dolore
490vacillar mi farebbe... Ah se tornasse
 quindi a passar! Fuggasi il rischio. Asilo
 mi sia questa capanna. Aimè! Chi mai
 veggo... O il timor, che ho nella mente impresso,
 mi finge... Oh stelle! È Tiridate istesso.
 TIRIDATE
495Senti. Or mi fuggi invan; dovunque andrai,
 al tuo fianco sarò. (Volendo seguirla)
 ZENOBIA
                                    Ferma. Ti sento.
 TIRIDATE
 Ah Zenobia, Zenobia!
 ZENOBIA
                                          Ecco il cimento.
 TIRIDATE
 Sei tu? Son io? Così mi accogli? È questo,
 principessa adorata, il dolce istante
500che tanto sospirai? Sol di due lune
 il brevissimo giro
 a cangiarti bastò? Che freddo è quello,
 che composto sembiante? Ah chi l'usate
 tenerezze m'invola?
505È sdegno? È infedeltà? No, di sì nera
 taccia non sei capace. Io so per prova
 il tuo bel cor qual sia;
 conosco, anima mia...
 ZENOBIA
 Signor, già che m'astringi
510teco a restar questi momenti, almeno
 non si spendano invan.
 TIRIDATE
                                             Dunque ti spiace...
 ZENOBIA
 Sì, mi spiace esser teco. Odimi e dammi
 prove di tua virtù.
 TIRIDATE
                                    Tremo.
 ZENOBIA
                                                    I legami
 de' reali imenei per man del fato
515si compongono in ciel. Da' voti nostri
 non dipende la scelta. Io, se le stelle
 m'avesser di me stessa
 conceduto l'arbitrio, in Tiridate
 sol trovato averei
520chi rendesse felici i giorni miei.
 Ma questo esser non può. Da te per sempre
 mi divide il destin. Piega la fronte
 al decreto fatal. Vattene in pace
 ed in pace mi lascia. Agli occhi miei
525non offrirti mai più. Sì gran periglio
 alla nostra virtù, prence, si tolga.
 Questa già ci legò; questa ci sciolga.
 TIRIDATE
 Assistetemi, o dei. Dunque io non deggio
 mai più sperar...
 ZENOBIA
                                  Che più sperar non hai.
 TIRIDATE
530Ma perché? Ma chi mai
 t'invola a me? Qual fallo mio...
 ZENOBIA
                                                          Non giova
 questo esame penoso
 che a sollevar gli affetti nostri; e noi
 soggiogargli dobbiamo. Addio. Già troppo
535mi trattenni con te. Non è tua colpa
 la cagion che ne parte o colpa mia.
 Questo ti basti e non cercar qual sia.
 TIRIDATE
 Barbara! E puoi con tanta
 tranquillità parlar così? Non sai
540che 'l mio ben, la mia pace,
 la mia vita sei tu, che, s'io ti perdo,
 tutto manca per me, che non ebb'io
 altro oggetto finor...
 ZENOBIA
                                       Principe, addio. (Vuol partire)
 TIRIDATE
 Ma spiegami...
 ZENOBIA
                              Non posso.
 TIRIDATE
545Ascoltami.
 ZENOBIA
                       Non deggio.
 TIRIDATE
                                               Odiarmi tanto!
 Fuggir dagli occhi miei!
 ZENOBIA
 Ah signor, se t'odiassi, io resterei.
 Temo la tua presenza; ella è nemica
 del mio dover. La mia ragione è forte;
550ma il tuo merito è grande. Ei basta almeno
 a lacerarmi il core,
 se non basta a sedurlo. Oh dio! Nol vedi
 che innanzi a te... che rammentando... Ah parti.
 Troppo direi. Rispetta
555la mia, la tua virtù. Sì; te ne priego
 per tutto ciò che hai di più caro in terra
 o di più sacro in ciel, per quell'istesso
 tenero amor che ci legò, per quella
 bell'alma che hai nel sen, per questo pianto
560che mi sforzi a versar, lasciami, fuggi,
 evitami, signore.
 TIRIDATE
                                  E non degg'io
 rivederti mai più?
 ZENOBIA
                                     No, se la pace,
 no, se la gloria mia, prence, t'è cara.
 TIRIDATE
 Oh barbara sentenza! Oh legge amara!
 ZENOBIA
 
565   Va'; ti consola, addio;
 e da me lungi almeno
 vivi più lieti dì.
 
 TIRIDATE
 
    Come! Tiranna! Oh dio!
 Strappami il cor dal seno
570ma non mi dir così.
 
 ZENOBIA
 
    L'alma gelar mi sento.
 
 TIRIDATE
 
 Sento mancarmi il cor.
 
 A DUE
 
    Oh che fatal momento!
 Che sfortunato amor!
 
575   Questo è morir d'affanno;
 né que' felici il sanno
 che sì penoso stato
 non han provato ancor. (Partono. Prima che termini il duetto comparisce Zopiro in lontano e s’arresta ad osservar Zenobia e Tiridate che partono poi senza vederlo)
 
 SCENA IV
 
 ZOPIRO e seguaci
 
 ZOPIRO
 Zenobia insieme e Tiridate! E come
580ella in vita tornò? Perché da lui
 si divide piangendo? Ah l'ama ancora.
 No. Sposa a Radamisto
 la rigida Zenobia... E v'è rigore
 che d'un tenero amor regga alla prova?
585Che barbara, che nuova
 specie di gelosia
 aver rivale e non saper qual sia!
 
    Quel geloso incerto sdegno,
 onde acceso il cor mi sento,
590è il più barbaro tormento
 che si possa immaginar.
 
    Odio ed amo; e giunge a segno
 del mio fato il rio tenore
 che sperar non posso amore
595né mi posso vendicar. (Nel voler partire vede da lontano Radamisto e si trattiene)
 
 Da lungi a questa volta
 vien Radamisto. I miei seguaci ho meco;
 non differiam più la sua morte. Ei forse
 già dubita di me; là non mi attese
600dove il lasciai. Ma se Zenobia è amante
 di Tiridate, un gran nemico io scemo
 al rival favorito. Ah se potessi
 irritargli fra lor, ridurre entrambi
 a distruggersi insieme e 'l premio intanto
605meco rapir di lor contese, un colpo
 sarebbe inver d'arte maestra. Almeno
 si maturi il pensier. Fra quelle piante
 celatevi, o compagni. Eccolo; all'opra...
 Ma vien seco una ninfa.
610Che sia solo attendiam. (Si nasconde)
 
 SCENA V
 
 RADAMISTO, EGLE e ZOPIRO in disparte
 
 RADAMISTO
                                              Non ingannarmi,
 cortese pastorella. Il farsi gioco
 degl'infelici è un barbaro diletto
 troppo indegno di te.
 EGLE
                                         No, non t'inganno;
 vive la sposa tua. Trafitta il seno
615io dall'onde la trassi e con periglio
 di perir seco.
 RADAMISTO
                           Oh amabil ninfa! Oh mio
 nume liberator! Dunque si trova
 tanta pietà ne' boschi? Ah sì la vera
 virtù qui alberga; il cittadino stuolo
620sol la spoglia ha di quella o il nome solo.
 EGLE
 Attendimi, siam giunti;
 vado Zenobia ad avvertir. (Entra nella capanna)
 RADAMISTO
                                                  M'affretto
 impaziente a rivederla e tremo
 di presentarmi a lei. M'accende amore,
625il rimorso m'agghiaccia.
 EGLE
                                               In altra parte (Tornando)
 Zenobia andò. Non la ritrovo.
 RADAMISTO
                                                        Oh dei!
 EGLE
 Non ti smarrir, ritornerà. Va in traccia
 forse di noi.
 RADAMISTO
                         No; m'abborrisce, evita
 d'incontrarsi con me. Non la condanno;
630è giusto l'odio suo. Minor castigo,
 Egle, non meritai.
 EGLE
                                    Zenobia odiarti!
 Abborrirti Zenobia! Ah mal conosci
 la sposa tua. Questo timore oltraggia
 la più fedel consorte
635di quante mai qualunque età n'ammira.
 Te cerca, te sospira,
 non trema che per te. Difende, adora
 fin la tua crudeltà. Chi crede a lei
 condannarti non osa;
640la man che la ferì chiama pietosa.
 RADAMISTO
 Deh corriamo a cercarla. a' piedi suoi
 voglio morir d'amore,
 di pentimento e di rossor.
 EGLE
                                                  La perdi
 forse, se t'allontani.
 RADAMISTO
                                      Intanto almeno
645va' tu per me. Deh non tardar. Perdona
 l'intolleranza mia. Sospiro un bene
 ch'io so quanti mi costi e pianti e pene.
 EGLE
 
    Oh che felici pianti!
 che amabile martir!
650pur che si possa dir:
 «Quel core è mio».
 
    Di due bell'alme amanti
 un'alma allor si fa,
 un'alma che non ha
655che un sol desio. (Parte)
 
 SCENA VI
 
 RADAMISTO e poi ZOPIRO
 
 RADAMISTO
 Oh generosa, oh degna
 di men barbaro sposo,
 principessa fedel! Chi udì, chi vide
 maggior virtù? Voi che oscurar vorreste
660con maligne ragioni
 la gloria femminil, ditemi voi
 se han virtù più sublime i nostri eroi.
 ZOPIRO
 Dove, principe, dove
 t'aggiri mai? Così m'attendi?
 RADAMISTO
                                                        Ah vieni,
665de' miei prosperi eventi
 vieni a goder. La mia Zenobia...
 ZOPIRO
                                                            È in vita,
 lo so.
 RADAMISTO
             Lo sai?
 ZOPIRO
                             Così mi fosse ignoto.
 RADAMISTO
 Perché?
 ZOPIRO
                  Perché... Non lo cercar. Di lei
 scordati, Radamisto; è poco degna
670dell'amor tuo.
 RADAMISTO
                             Ma la cagion?
 ZOPIRO
                                                        Che giova
 affliggerti, o signor?
 RADAMISTO
                                        Parla; m'affliggi
 più col tacer.
 ZOPIRO
                           Dunque ubbidisco. Io vidi
 la tua sposa infedel... Ma già cominci,
 principe, a impallidir! Perdona; è meglio
675ch'io taccia.
 RADAMISTO
                         Ah se non parli... (Minacciando)
 ZOPIRO
                                                          E ben, tu il vuoi;
 non lagnarti di me. Poc'anzi io vidi
 qui col suo Tiridate
 la tua sposa infedel, parlar d'amore
 gli udii celato. Ei rammentava a lei
680le sue promesse, ella giurava a lui
 che l'antica nel sen fiamma segreta
 ognor più viva...
 RADAMISTO
                                 Ah mentitor, t'accheta.
 Io conosco Zenobia; ella è incapace
 di tal malvagità.
 ZOPIRO
                                 Tutto degg'io
685da te soffrir; ma la mia pena, o prence,
 nel vederti tradito
 non meritò questa mercé. Tu stesso
 a parlar mi costringi e poscia...
 RADAMISTO
                                                          Oh dio!
 Non vorrei dubitar.
 ZOPIRO
                                       Senza ch'io parli,
690non conosci abbastanza
 ch'ella fugge da te? Forse non sai
 ch'ella amò Tiridate
 più di sé stessa e che un amor primiero
 mai non s'estingue?
 RADAMISTO
                                        Ah che purtroppo è vero.
 ZOPIRO
695(Già si spande il velen).
 RADAMISTO
                                              Numi! E a tal segno
 son le donne incostanti? Oh fortunati
 voi primi abitatori
 dell'arcadi foreste,
 s'è pur ver che da' tronchi al dì nasceste!
 ZOPIRO
700Pria di te Tiridate
 ebbe il cor di Zenobia; e finch'ei viva,
 signor, l'avrà.
 RADAMISTO
                            L'avrà per poco. Io volo
 a trafiggergli il sen.
 ZOPIRO
                                      Ferma. Che speri?
 In mezzo a' suoi guerrieri
705t'esponi invan. Se in solitaria parte
 longi da' suoi trar si potesse...
 RADAMISTO
                                                        E come?
 ZOPIRO
 Chi sa? Pensiam. Bisogna
 il colpo assicurar.
 RADAMISTO
                                   Ma il furor mio
 non soffre indugi.
 ZOPIRO
                                    Ascolta. Un finto messo
710a nome di Zenobia in loco ascoso
 farò che il tragga.
 RADAMISTO
                                   E s'ei diffida? Almeno
 d'uopo sarebbe accreditar l'invito
 con qualche segno... Ah taci; eccolo, prendi
 quest'anel di Zenobia. A lei partendo
715il donò Tiridate; ed essa il giorno
 de' fatali imenei, quasi volesse
 depor del primo amore
 affatto ogni memoria, a me lo diede.
 Falso pegno di fede
720se fummi allor, fido stromento adesso
 sia di vendetta.
 ZOPIRO
                               (Oh sorte amica!) Attendi
 alla nascosta valle,
 dove pria t'incontrai.
 RADAMISTO
                                         Ma...
 ZOPIRO
                                                     Della trama
 a me lascia il governo.
 RADAMISTO
725Ricordati che ho in sen tutto l'inferno.
 
    Non respiro che rabbia e veleno;
 ho d'Aletto le faci nel seno,
 di Megera le serpi nel cor.
 
    No, d'affanno quest'alma non geme;
730ma delira, ma smania, ma freme
 tutta immersa nel proprio furor. (Parte)
 
 SCENA VII
 
 ZOPIRO con seguaci, indi ZENOBIA
 
 ZOPIRO
 Oh che illustre vittoria! I miei nemici
 per me combatteranno ed io tranquillo
 Zenobia acquisterò. Miei fidi, udite. (Escono i suoi seguaci)
735Voi la valle de' mirti
 andate a circondar. Colà verranno
 e Tiridate e Radamisto. Ascosi
 lasciategli pugnar; ma quando oppresso
 cada un di loro, il vincitor già stanco
740resti da voi trafitto. Andate e meco
 qualcun rimanga. A Tiridate or deggio (Partono i seguaci a riserva di pochi)
 il messaggio inviar. Ma i miei non sono
 atti a tal opra; ei scoprirebbe... È meglio
 che una ninfa o un pastor... Ma non è quella
745che giunge... Oh fausti dei! Vedete, amici,
 quella è Zenobia; io la consegno a voi.
 Con forza o con inganno, allorch'io parto,
 conducetela a me. Più non avrei
 or che bramar, se fosse mio quel core
750o se potessi almeno
 saper chi mel contende. Ambo i rivali
 morranno, è ver; ma l'odio mio fra loro
 determinar non posso; e l'odio incerto
 scema il piacer della vendetta. Io voglio
755scoprir l'arcano. Una menzogna ho in mente
 che l'istessa Zenobia a dirmi il vero
 costringerà.
 ZENOBIA
                         Che veggo!
 Tu in Armenia, o Zopiro?
 ZOPIRO
                                                 Ah principessa,
 giungi opportuna. Un tuo consiglio io bramo,
760anzi un comando tuo. D'affar si tratta
 che interessa il tuo cor.
 ZENOBIA
                                             Del mio consorte
 or vado in traccia.
 ZOPIRO
                                    Il perderlo dipende
 o il trovarlo da te.
 ZENOBIA
                                   Che!
 ZOPIRO
                                               Senti. Io deggio
 inevitabilmente o a Radamisto
765dar morte o a Tiridate.
 ZENOBIA
                                            Ah...
 ZOPIRO
                                                       Taci. Il primo
 già da' miei fidi è custodito; e l'altro
 da un finto messo, a nome tuo, con questa
 gemma per segno, ove l'insidia è tesa
 tratto sarà.
 ZENOBIA
                       Donde in tua man...
 ZOPIRO
                                                             Finisci
770pria d'ascoltar. Qual di lor voglio io posso
 uccidere o salvar. L'arbitrio mio
 dal tuo dipenderà. Tu l'uno amasti,
 sei sposa all'altro. In vece mia risolvi;
 qual vuoi condanna e qual ti piace assolvi.
 ZENOBIA
775Dunque... Misera me! Qual empio cenno?
 Per qual ragion? Chi ti costringe...
 ZOPIRO
                                                                È troppo
 lungo il racconto, è scarso il tempo. Assai
 ne perdei te cercando. Apri il tuo core
 e lasciami partir.
 ZENOBIA
                                  Numi! E tu prendi
780sì scellerato impiego ed inumano?
 ZOPIRO
 Il comando è sovrano e a me la vita
 costeria trasgredito.
 ZENOBIA
                                       E qual castigo,
 qual premio o quale autorità può mai
 render giusta una colpa?
 ZOPIRO
                                                Addio. Non venni
785teco a garrir. Nella proposta scelta
 vedesti il mio rispetto. A mio talento
 risolverò. (Finge voler partire)
 ZENOBIA
                      Ferma.
 ZOPIRO
                                      Che brami?
 ZENOBIA
                                                              Io... Pensa...
 (Assistetemi, o dei).
 ZOPIRO
                                        T'intendo, io deggio
 prevenir le tue brame
790senza che parli; è privilegio antico
 già delle belle. Il so; tu Radamisto
 hai ragion d'abborrir. Gl'impeti suoi,
 le ingiuste gelosie, l'empia ferita
 note mi son. Basta così. Fra poco
795vendicata sarai. (In atto di partire)
 ZENOBIA
                                 Perfido, e credi
 sì malvagia Zenobia? Un sì perverso
 disegno in me...
 ZOPIRO
                                Non ti sdegnar; l'errore
 nacque dal tuo silenzio. Olà guidate (Ai seguaci)
 la principessa al suo consorte... Io volo
800Tiridate a svenar. (In atto di partire)
 ZENOBIA
                                    Sentimi. (Oh numi!
 La mia virtù voi riducete a prove
 troppo crudeli. Io di mia bocca, io stessa
 condannar Tiridate! E che mi fece
 quell'anima fedel? Come poss'io...)
 ZOPIRO
805Dubiti ancor?
 ZENOBIA
                             No, non è dubbio il mio.
 So chi deggio salvar ma di sua vita
 m'inorridisce il prezzo.
 ZOPIRO
                                             A me non lice
 più rimaner. Decidi o parto.
 ZENOBIA
                                                      Aspetta
 solo un istante. Ah tu potresti...
 ZOPIRO
                                                           Il tempo
810perdiamo inutilmente. O l'uno o l'altro
 deve perir.
 ZENOBIA
                        Dunque perisca... (Oh dio!)
 Dunque salvami...
 ZOPIRO
                                    Chi?
 ZENOBIA
                                                Salvami entrambi,
 se pur vuoi ch'io ti debba il mio riposo;
 e se entrambi non puoi, salva il mio sposo.
 ZOPIRO
815(Ah Radamisto adora). E vuoi la morte
 d'un sì fido amatore?
 ZENOBIA
 Salva il mio sposo e non mi dir chi muore.
 ZOPIRO
 
    Salvo tu vuoi lo sposo?
 Salvo lo sposo avrai.
820Lascia del tuo riposo,
 lascia la cura a me.
 
    I dubbi tuoi perdono;
 tutto il mio cor non sai.
 Ti spiegherà chi sono
825quel ch'io farò per te. (Parte)
 
 SCENA VIII
 
 ZENOBIA sola
 
 ZENOBIA
 E vivi e spiri e pronunciar potesti,
 donna crudel, sì barbaro decreto
 senza morir! Né mi scoppiasti in seno,
 ingratissimo cor! Dunque... Che dici,
830folle Zenobia? Il tuo dover compisti;
 e ti lagni e ne piangi? Ah questo pianto
 scema prezzo al trionfo. È colpa eguale
 un mal che si commetta
 e un ben che si detesti. È ver; ma intanto
835muor Tiridate, io lo condanno e forse
 or chiamandomi a nome... Ah dei clementi,
 difendetelo voi. Salvar lo sposo
 eran le parti mie; le vostre or sono
 protegger l'innocenza. Han dritto in cielo
840le suppliche dolenti
 d'un'anima fedel. Né col mio pianto
 rea d'alcun fallo innanzi a voi son io;
 vien da limpida fonte il pianto mio.
 
    Voi leggete in ogni core;
845voi sapete, o giusti dei,
 se son puri i voti miei,
 se innocente è la pietà.
 
    So che priva d'ogni errore
 ma crudel non mi volete;
850so che in ciel non confondete
 la barbarie e l'onestà. (Parte)
 
 Fine dell’atto secondo